Il cugino comunista

Cugino comunista2015, cm 13,5×20,5, pp. 208 € 15,00
ISBN 978-88-8467-928-4
Prospettive/Narrativa

di Walter Piludu

Dal PCI alla Sla: l’itinerario umano e politico di Walter Piludu, nella narrazione autobiografica di un ex funzionario di partito, con lo scenario della politica dalla fine degli anni ’60 ai primi anni ’90 e con gli intrecci familiari, il ritratto di un combattente sconfitto ma orgoglioso, sino alla sua ultima battaglia di oggi per una necessaria buona legge sul fine vita.

Anche questo libro aiuterà la battaglia per una legge sul fine vita sebbene l’Autore non lo abbia programmaticamente concepito con questa finalità. La conclusione del libro è, infatti, la espressione di un pensiero che ispira un’azione in atto: pensiero e azione destinati a produrre effetti importanti sull’evoluzione dei diritti della persona nei fondamenti della nostra società. Aggiungo subito che, a mio avviso, di quel “manifesto” di pensiero e azione, si coglie il senso pieno solo in connessione con la biografia politica di Walter, narrata nella prima parte del libro. L’agire politico nel presente, infatti, è saldamente innestato nell’esperienza politica del passato. Il legame lo ritrovo nelle idealità professate, nel metodo praticato per affrontare le questioni, nel linguaggio usato. È passato un quarto di secolo dallo scioglimento del Partito comunista italiano (dove Walter ha militato), ma per milioni di italiani, i valori di quel partito costituiscono un riferimento attuale. Quella di Walter è la fonte del testimone diretto. Il cugino comunista del titolo del libro è Walter Piludu. Costretto in una sedia a rotelle dalla malattia, Walter narra in prima persona di vicende vissute, politiche essenzialmente ma non solo.

Dalla Prefazione di Tore Cherchi

Walter Piludu, Milano 1950, è stato militante e dirigente del PCI fino ai primi anni ’90. È stato segretario della sezione universitaria “Carlo Marx” fino al 1974. Ha diretto la FGCI della Sardegna fino al 1979. Eletto nel 1985 alla Provincia di Cagliari, nel 1988 ne divenne Presidente. Contrario alla svolta della Bolognina non aderì al PDS e si impegnò nel Partito della Rifondazione Comunista, del quale fu coordinatore regionale fino al maggio 1992. Restò consigliere della Provincia di Cagliari come indipendente. Non aderì mai più ad alcun partito.