Non chiamiamola nouvelle vague

da L’Unione Sarda, 20/08/2007
di Marco Noce

Dessì, Mannuzzu, Ledda, Atzeni: chi sono gli “zii” del boom narrativo in Sardegna

A definirla nouvelle vague, si dà implicitamente l’impressione che il «prima» fosse vecchio, obsoleto, statico. Peggio Rinascimento sardo: come a volersi lasciare alle spalle un oscuro, vergognoso, retrivo medioevo. Di cui per giunta comincia a perdersi memoria. Cos’era, in verità, la narrativa sarda prima del noir isolano alla Fois o alla Abate-Carlotto, alla Marroccu o alla Angioni …

Tanti cervelli di ventura, dalla Sardegna con dolore e nostalgia.

L’Altra Voce, 18 luglio 2007
di Matteo Bordiga

Tanti cervelli di ventura, dalla Sardegna con dolore e nostalgia: emigranti del sapere condannati alla lontananza

Sardegna dolce matrigna, terra odiata e rimpianta. Culla i suoi figli unendoli a sé in maniera viscerale, ma poi li costringe a un sofferto addio nel momento in cui decidono di coltivare sé stessi, di vivere delle loro passioni.

Cervelli in fuga: storie esemplari di ricercatori costretti a emigrare

da La Nuova Sardegna, 18 luglio 2007
di Roberto Paracchini

Presentato il libro «Scienziati di ventura»: 20 vicende umane e professionali dimostrano come nell’isola non regni la meritocrazia

«L’arte sono io, la scienza siamo noi» ricorda spesso il neurofarmacologo Gian Luigi Gessa citando l’endocrinologo Claude Bernard che sin dall’Ottocento capì che l’operare scientifico è fatto da grandi squadre di ricercatori e non dai singoli. E questo significa che per fare scienza occorrono le scuole, di eccellenza possibilmente.

Lo straniero che è in noi

da L’indice n. 5, maggio 2007
di Lidia de Federicis

È stato così che s’è fatto un libro. S’era formato un gruppo. Nella primavera del 2004 Annarosa Buttarelli, direttrice della Scuola di cultura contemporanea di Mantova, accolse un ciclo di lezioni tenute da studiosi di diverse aree, affiancati nel comune interesse per un’estetica filosofica, psicoanalitica.

Con Nae sardi e irlandesi s’incontrano e si parlano

da L’Unione Sarda, 13 maggio 2007
di Giuseppe Marci

A Dublino uno scambio di culture e di sentimento civile nella serata di presentazione della rivista.
Nel nome di una storia comune di dominazione, povertà, lingue tagliate e lingue studiate

Non è semplice parlare di un evento che ci ha coinvolto; ma è di sicuro necessario quando quell’evento si sia realizzato a migliaia di chilometri dalla nostra terra e rischi di restare sconosciuto alla collettività cui apparteniamo e che costituisce un imprescindibile punto di riferimento.

Gli scritti di Biffi dal palco alla pagina

da Il Sardegna, 13 maggio 2007 di Daniela Paba Un presidio contro la barbarie, il teatro “antagonista” per Giancarlo Biffi, fondatore dei Cada die è questo. E dal momento che la compagnia cagliaritana ha imboccato la strada del teatro di narrazione (quello rappresentato da Marco Paolini e Marco Baliani, Ascanio Celestini, ma anche di Marco […]

Quegli ostaggi della violenza. «Per l’aborto scomunica immediata. E per i rapitori?»

da La Nuova Sardegna, 10 maggio 2007
di Luciano Piras
Esce un libro di don Salvatore Bussu, prete impegnato e pubblicista, sul rapporto tra la chiesa e la piaga dei rapimenti

NUORO. «La scomunica non è una pietra scagliata contro qualcuno per colpirlo, ferirlo, addirittura ucciderlo – spiega don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele, presidente di “Libera” -. È l’esatto opposto: un “ponte” lanciato a chi sbaglia per permettergli di ritrovare le ragioni di una nuova e possibile speranza, di un cambiamento».

Vite di Senzalettere

da Il Sole 24 Ore, 6 maggio 2007
di Goffredo Fofi

Rispuntano i cantastorie che credevamo estinti negli anni ’70, e riescono a emozionare i lettori più smaliziati. Il siciliano Vincenzo Rabito e soldati sardi di Giacomo Mameli.

La storia delle “classi subalterne” è solitamente molto più animata e complessa di quella delle classi dirigenti e degli intellettuali, anche se a saper controllare i mezzi della scrittura sono coloro che hanno studiato e non i semianalfabeti che, quando scrivono, scrivono “male” dal punto di vista della grammatica e della sintassi anche se hanno tanto da dire. Accade così molto spesso che ci siano degli intermediari, degli “alfabetizzati” che raccolgono le storie degli analfabeti o semianalfabeti e le “traducono” in modo da renderle comprensibili ai comuni lettori.

Libro del giorno: Giacomo Mameli, La ghianda è una ciliegia

Ansa-Roma 17 aprile 2007
di Paolo Petroni

I sardi, indomiti vinti dalla storia. 14 storie tra guerra e vita in cui possiamo riconoscerci
Dar voce a un piccolo paese, alla sua storia, che è una minuscola parte di quella generale, che ha travolto l’Europa e il Mondo nel secolo scorso, può servire a documentare una realtà in via di sparizione, a dar materia ai giovani in cerca di radici e valori

La Sardegna fuori dal cerchio magico della tradizione

da La Nuova Sardegna 11 aprile 2007
di Massimo Onofri

Di Simonetta Sanna esce per la Cuec «La ferita Sardegna». Una raccolta di saggi dalla politica regionale alla letteratura sarda. Una “alleanza degli irregolari” per una “modernità risanata”.

Genitori isolani: e, insieme, tali da rappresentare un pezzo importante della storia del comunismo sardo. La formazione in Germania: col tedesco che diventa presto la prima lingua, o almeno la lingua naturale in cui scrivere i saggi dedicati alla letteratura di quel paese

La limba perduta dei sacerdoti di Sardegna

da L’Unione Sarda, 29 marzo 2007
di Salvatore Cubeddu

Intervista all’autore del nuovo saggio “Pregare in sardo. Scritti su Chiesa e Lingua in Sardegna”

Padre Raimondo Turtas: «In Catalogna e Friuli si celebra nelle lingue locali, perché da noi no?»

Il Padre Raimondo Turtas, 75 anni, gesuita, di Bitti, ha insegnato Storia della Chiesa all’Università di Sassari. Il suo libro, “Storia della Chiesa in Sardegna dalle origini al Duemila” (Roma, 1999), rappresenta la più importante opera di storia sulla Sardegna dell’ultimo decennio.