C’era il Sessantotto, la memoria resistente di anni formidabili

di Walter Porcedda
La Nuova Sardegna, 31 maggio 2012

La Cuec edita un’antologia di storie di un gruppo di militanti del Movimento studentesco. Da Milano alla Sardegna

Formidabili quegli anni ha scritto e titolato Mario Capanna, leader carismatico del Sessantotto italiano, nel suo fortunato libro, premiato da numerose edizioni, uscito per Garzanti nel 1988. Immagine felice che fotografa bene la diffusa voglia di liberazione e cambiamento che circolò nell’Italia del dopoguerra a ridosso del boom economico. Fu il vento di maggio francese che iniziò a ripulire l’aria bigotta e autoritaria che stagnava in scuole e fabbriche. Prima un refolo e poi folate più forti portarono ad una stagione importante per la democrazia. Quasi un prolungamento di quell’altra eroica che fu la Resistenza dei partigiani che liberarono l’Italia dal fascismo. Rivoluzione incompiuta forse, lasciò come fresca eredità obiettivi di riscatto sociale, culturale e politico che proprio quella generazione raccolse facendoli propri. Quello che accadde poi, è ancora in molte parti da capire e analizzare. A questo serve la memoria, con i ricordi e le testimonianze di chi quell’epoca la visse anche in seconda fila.

I sentimenti, gli umori e le emozioni di quel periodo tornano questi giorni a sorpresa (ma mica tanto visto il nuovo interesse verso i Settanta) in un’antologia-collage di racconti messa assieme in “Arrendersimai@mov”, libro in progress edito dalla sarda Cuec (220 pagine 13 euro). Volume dichiaratamente parziale per scelta. Il libro, come indica infatti il sottotitolo “Dal 68 al futuro – Racconti e testimonianze di compagni del Movimento Studentesco”, circoscrive l’opera di repechage ai militanti di quella che fu per buona parte dei Settanta l’organizzazione di sinistra predominante e, in alcuni casi egemone, negli istituti medi e nelle Università di molte città italiane: Il Movimento Studentesco. Sì, proprio l’organizzazione guidata da Mario Capanna che aveva la sua base nella Statale di Milano. Ma altri punti di forza e rappresentanza a Napoli, Roma, Bologna , Parma e in Sardegna, a Cagliari e Sassari. Ed è proprio qui che questo libro curato da Anna Miculan, Amedeo Borzillo, Carlo Barlassina e Giovanni Piras – autonominatisi la “banda dei quattro” – ha visto la luce, prendendo le mosse da un appello nella Rete. Grazie a Internet sono arrivate le storie, 64, raccontate da quarantadue persone.

Il risultato è un disomogeneo ma esaltante zibaldone di vissuto, avvincente squarcio su un’epoca e una generazione di ventenni che voleva cambiare il mondo. Le idee rivoluzionarie, le paure, l’amore, la musica (il libro è corredato da un cd con la registrazione di un concerto tenuto a Napoli nel 1972 con i pezzi del periodo: dalla ballata del Pinelli a “Mia Cara madre”). E poi la famiglia, gli amici e i nemici, le lotte, le gioie e il lutto per i compagni caduti. Da Varalli a Franceschi. Da Zibecchi a Salvatorelli.

Nelle pagine scorrono in modo cronologico i racconti, icone di un romanzo ancora da scrivere. Come la rievocazione del martirio a Praga del giovane Jan Palach: un episodio che colpì l’immaginario giovanile. “Come si poteva non sentirlo vicino, compagno, parte del tuo essere” si interroga Giovanni Piras. Un salto nei mesi ed eccoci catapultati nel terribile 12 dicembre a Milano, la strage fascista di Piazza Fontana. “La bomba. Un oggetto programmato per uccidere, quel giorno acquistò dignità di soggetto politico: intimidazione, attacco , punizione, ricatto, messaggio; comunque atto per fare politica, anzi per fare storia”. Parole ancora attuali annotate da Enzo Luongo detto “Tupa”.

È il momento delle manifestazioni con gli operai e gli scontri con i fascisti a Milano. Come a Cagliari. Qui Roberto Paracchini mostra la fotografia sfocata della reazione degli studenti a un assalto alla Facoltà di Lettere e Magistero (“Travi di legno, da sostegno, sassi: bastoni, grandi. A vederli dal basso, mentre ti piovono addosso è da spavento”)fermando in un fotogramma di poesia la risposta all’aggressione (“L’argine dei giovani fascisti era stato infranto. E io sono lì, pensieroso, come se il tempo si fosse fermato, con un senso di slabbrata generosità e di forte impotenza”). Uno dietro l’altro dalle memorie emergono figure dimenticate e amate come il giornalista Carlo Rivolta, i concerti di Joan Baez, il golpe di Valerio Borghese, una esaltante partita a San Siro tra Inter e Cagliari finita 1 a 3, le battaglie per l’aborto, il resoconto di anni ribelli.

E il tentativo mai riuscito di azzerare la memoria. Mario Capanna lo scrive senza perifrasi. “Da quasi mezzo secolo (ormai…) si cerca di capovolgere il Sessantotto nel suo contrario. Ma esso resta inevitabilmente come uno spartiacque ineludibile della storia. Volto al futuro”.