Cinema in Sardegna, il catalogo è questo

da L’Unione Sarda, 24 dicembre 2008
di Sergio Naitza

Libri. Un poderoso e documentato lavoro di Gianni Olla che ingloba film, documentari e inchieste tv
Dai Lumière a Sonetàula, tra saggio e indagine, un viaggio nell’immaginario visivo isolano

Da qualche anno si parla – e non a torto – di “cinema sardo”, definizione coniata per dare giusta nobiltà ad un drappello di registi isolani che all’unisono sono riusciti a dirigere film sulla Sardegna. Il fenomeno, sbocciato nel 2001, resiste ancora e chissà come e in che modo produrrà altri frutti.
Ma sarebbe riduttivo oltre che sbagliato dire che prima il cinema sardo non esisteva. Certo, l’incidenza di autori isolani nel cinema di finzione era minima, però la Sardegna – seppure come periferia dell’impero, come naturale scenografia esotica o come crogiuolo di storie forti, tra melò e banditi – dava il suo generoso contributo. Anche nei campi cosiddetti minori: il corto, il documentario, l’inchiesta tv, lo sceneggiato. A ricordarcelo arriva un bel volume del critico cinematografico Gianni Olla, intitolato Dai Lumière a sonetàula – 109 anni di film, documentari, fiction e inchieste televisive sulla Sardegna (Cuec editrice, pagine 402, euro 52) che è il primo lavoro esaustivo, superdocumentato con occhio scientifico, acuto nelle analisi critiche, curioso anche nelle segnalazioni di fatti minimi, su tutto ciò che è stato prodotto sul cinema in (ma anche della e sulla) Sardegna. Come giustamente osserva Orio Caldiron nella prefazione, in questo poderoso saggio Olla è stato animato dall’ossessione Sardegna: ha visto, catalogato, studiato montagne di materiali audiovisivi, un impegno vissuto come una missione che si è allungato negli anni con l’idea che la memoria visiva dell’Isola sarebbe potuta essere cancellata se qualcuno non avesse fermato su un libro dati, nomi, titoli, numeri, fatti. Per la competenza e la specificità con la quale si è sempre occupato di cose sarde (aveva già pubblicato libri sui film deleddiani, su Franco Solinas, su Fiorenzo Serra), Olla era la persona designata per questo censimento, che è insieme un punto d’arrivo di un secolo di cinema in Sardegna ma anche un punto di partenza per nuove riflessioni e teorizzazioni.
Perché accanto alla struttura a schede – utile, di rapida consultazione – che è la spina dorsale del volume, Olla non rinuncia mai al suo ruolo di critico, inserendo i film dentro il contesto storico e politico del tempo, leggendo tendenze che sono anche diventate mode, fornendo insomma sia al lettore sprovveduto che a quello attrezzato, interessanti chiavi di lettura per orizzontarsi nell’immaginario cinematografico sardo. E così si scopre che l’Isola già negli anni Venti, nonostante la scarsa attenzione ai fenomeni regionali, era invece in cima ai desideri di registi e produttori; oppure perché il meridionalismo che coinvolse il Sud come matrice sociale e politica nel dopoguerra non riuscì a mettere radici in Sardegna; fino alle attente analisi contenute nel capitolo “Banditi e turisti: la Sardegna declinata al presente”, in cui le suggestioni ambientali-pittoresche ma soprattutto il filone di vendette e sequestri hanno marchiato l’Isola, passando anche per polemiche epocali come quella che nacque con Padre padrone dei fratelli Taviani.
Ma se di queste storie se n’è spesso parlato, il pregio del libro di Olla sta nel dare luce a quella sterminata produzione – tra documentari, , cinegiornali, programmi tv – rimasta (ancora oggi purtroppo) nell’ombra. Dove è possibile forse riuscire a leggere meglio la Storia e le storie della Sardegna: intanto per la preziosa, insostituibile documentazione visiva che ci mostra l’Isola nella sua verità antropologica e geografica, e poi per quei filmati che fissano i momenti cruciali della trasformazione agricola e industriale, senza dimenticare il grande bacino del folclore. Per cui anche contando le omissioni dei cinegiornali fascisti e i documentari girati su commissione degli enti, il risultato è alto e abbondante, ci permette oggi di studiare i cambiamenti epocali della Sardegna con le centinaia di informazioni in più che compaiono in ogni inquadratura. E anche la produzione successiva, fino ai nostri giorni, approfondisce temi e luoghi dimenticati o rimossi sia dalla memoria che dal cinema di finzione, partendo dagli stimoli del Piano di Rinascita. Ed è proprio qui che scatta l’interesse per il libro: la necessità di guardare indietro e capire il proprio passato passa per un’acquisizione mentale di questi materiali, superando quello stupore che ci accompagna sempre quando vediamo gallerie di foto d’epoca d’una Sardegna arcaica.
Il sottile ragionamento che Olla pare suggerire è questo: appropriarsi anche degli altri sguardi, fuori delle cornici di finzione o delle immagini diventate cliché e assurte a simbolo, per avere un panorama completo dell’immaginario visivo isolano. Così anche il capitolo dedicato alla produzione tv, in particolare alle inchieste, aiuta ad analizzare meglio il fenomeno, dove non manca fra le righe il rimpianto per una televisione, che poi era la Rai, capace di essere fiancheggiatrice intelligente e profonda di riflessioni sociologiche che nascevano dalla cronaca (dalla criminalità al folclore, dal turismo all’industria).
Un libro ricco, dunque, nel quale tuffarsi con curiosità non solo cinefila; irrobustito da fotografie anche rare. Un libro che, come i film, ha nei titoli di coda i ringraziamenti: un modo onesto e giusto di ricordarci che il cinema è un’arte collettiva. Sperando che fra i tanti amici qualcuno, in futuro, raccolga il testimone di questa fondamentale ricerca.