Il Cagliari in America nel 1967. Le storie di Antonello Deidda

Vai alla scheda del volume

Vai alla scheda del volume

da L’Unione Sarda, 30 Aprile 2015

Alla scoperta dell’America. E non c’entrano niente né Cristoforo Colombo, il navigatore, né Martino Colombo, il portiere: il numero uno della promozione in A era già andato alla Juventus e, per difendere i pali del Cagliari in missione Usa, erano stati mandati Adriano Reginato e Pietro Pianta.

In realtà non era proprio il Cagliari: niente rossoblù, la maglia era celeste. E la squadra si chiamava Mustangs: rappresentava non il capoluogo della Sardegna, ma la metropoli di Chicago. Sono le vicende, strane ma vere, raccontate nel libro, edito dalla Cuec, del giornalista Antonello Deidda. Il titolo: Eravamo giovani nel 1967.

Sottotitolo: La storia mai raccontata del Cagliari in America. Ma cosa ci fanno i rossoblù negli States all’inizio dell’estate di quarantotto anni fa? Presto detto: la Federazione degli Usa, per lanciare il calcio nel paese del baseball, del basket e del football (americano), decide di far partire un campionato ingaggiando squadre europee e dell’America latina. Che però partecipano con nome diverso e in rappresentanza delle città a stelle e strisce. E qui iniziano le vicende dei rossoblù che, senza l’infortunato Gigi Riva, partono per la grande avventura.

Prima (il campionato italiano non è ancora finito) con le riserve e giocatori delle giovanili e in prestito. Poi con i big. Tante storie da raccontare. Quella più conosciuta della pipì dell’allenatore Manlio Scopigno nel giardino dell’ambasciata italiana. Un giallo che costò il più classico degli incidenti diplomatici e il posto (per un anno) al filosofo. E tante altre meno conosciute.

Dalle due partite del Cagliari Mustangs finite anzitempo per rissa con Niccolai mandato addirittura in ospedale. Al trionfo con dieci gol nella classifica cannonieri di Roberto Boninsegna con la squadra che andò molto vicina, nonostante le mille disavventure e peripezie, alla finalissima per il titolo.

Tutto questo mentre il Cagliari, in Sardegna, si salvava dal fallimento, teneva Riva dopo i cortei nelle strade dei tifosi e gettava le basi, anche finanziariamente, per lo scudetto del 1970. Ma non è solo sport. L’autore racconta, man mano che si snodano le vicende calcistiche, la colonna sonora di quei giorni, dagli eroi del Cantagiro al festival di Monterey. Soffermandosi anche su quello che succede a Cagliari: dagli assalti ai forni dopo uno sciopero dei panettieri, alle partite nella spiaggia del Poetto.

Fino al torneo di biliardino che coinvolge rioni e strade, pur non essendo storici stanno diventando centrali nelle vicende di una città che sta diventando grande. Anche con i suoi club che guardano più a Londra che a New York. Molte parole in slang cagliaritano. Il tiro in porta molto forte è la “stamborrata” e spesso è eseguito di “puntera”, cioè usando la punta anziché il più indicato “collo” del piede: “Velocissimo – spiega l’autore nel libro – non ha una direzione precisa ma colpisce quasi sempre dove non dovrebbe e fa più male. Le palle o il naso”. Tanta nostalgia, ma anche tante risate.