Walter Piludu, il Pci e la Sla: una vita in perenne battaglia

Val alla scheda

Val alla scheda del volume

L’Unione Sarda del 21 giugno 2015

di Maria Paola Masala

Esiste una terra di mezzo in in cui due cugini, uno comunista l’altro fascista, possano ritrovarsi? Un luogo dove le loro posizioni inconciliabili scoprano un punto d’incontro? Walter e Carlo Piludu almeno su questo sono d’accordo: non esiste, con buona pace di tutti i revisionismi.

C’è però un’altra strada, quella del rispetto reciproco. E il rispetto parte sempre dall’ascolto. In questo caso, da quei 1187 minuti occorsi a Walter Piludu per raccontare a Carlo la sua biografia personale e politica.

Quasi venti ore, distribuite in quindici incontri. Lui sulla sedia a rotelle (dono della Sla che lo ha colpito quattro anni fa), l’altro seduto di fronte, a registrarne la voce flebile, le pause, e a tradurre poi tutto in testo scritto. È nato da lì “Il cugino comunista. Viaggio al termine della vita”, che da domani sarà in libreria, edito dalla Cuec.

Un libro costruito prima nella rielaborazione mentale dell’autore, poi nella sua dettatura (dal primo maggio al 7 settembre), infine nella trascrizione e nella cura di altre persone, che hanno rivisto con lui la stesura finale.

Una fatica improba. Un anno fa Walter Piludu non aveva ancora in dotazione il formidabile “comunicatore” che gli avrebbe consentito di scrivere il libro al computer, con i comandi oculari. Aveva la sua piccola voce, impedita a tratti dal respiratore, e la voglia di raccontarsi, provocato da quel cugino fascista (nel progetto interverrà in un dialogo e con un “Ritratto di famiglia”), che sentiva forte il bisogno di creare un legame più stretto con l’antico compagno di caccia.

All’inizio tutto doveva restare nell’ambito di una memoria familiare. Poi il libro ha preso corpo: poco più di 200 pagine nelle quali Walter Piludu ripercorre senza sconti la sua storia, dalla metà degli anni Sessanta ai primi Novanta, e con la sua storia quella di un partito, il Pci, e di un’intera generazione. Domani pomeriggio alle 18 “Il cugino comunista” sarà presentato a Cagliari, a Palazzo Viceregio, sede della Provincia che vide Piludu prima assessore ai Lavori Pubblici e poi presidente, nel biennio 88-90. Introdurrà l’iniziativa il commissario straordinario Franco Sardi. Interverranno Angela Quaquero, Carlo Salis, Bruno Concas. Coordinerà i lavori Tore Cherchi, che nella prefazione sottolinea come «l’agire politico nel presente di Piludu» sia «saldamente innestato nell’esperienza politica del passato». L’autore sarà idealmente in sala, con un contributo registrato. Il 25 il libro sarà presentato a Milano (libreria Trovalibri) per iniziativa di Marco Cappato, leader radicale e tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni che sostiene l’approvazione di una legge sul fine vita. Il 27 a Torino, Libreria Rosa Luxemburg.

“Il cugino comunista” è la cronaca lucida, appassionata, a tratti beffarda, di una sconfitta. Quella di un funzionario di partito idealista che ha combattuto, perso, e pagato a caro prezzo la sua coerenza. “Il berlingueriano che disse no alla svolta della Bolognina” (la morte del Pci) oggi ammette amaramente di aver chiuso con l’impegno in prima linea 22 anni fa. Non ha più con sé una tessera di partito. Né quella del Pci, né quella di Rifondazione Comunista. Ne ha un’altra, pesante, non scelta. Un arruolamento coatto che lo porta ancora una volta a combattere la sua battaglia di libertà. Sostenuto dall’impegno di molti amici, riuniti intorno alla Collina di Ettore Cannavera, e in seguito l’Asarp, promotori di due convegni sul fine vita), e da quello dei radicali, sempre presenti, in questa Italia così timorosa, sul fronte dei diritti civili.

A dirci di questa nuova stagione di lotta – con una sezione finale dedicata ad alcuni interventi di Piludu sui media – è il sottotitolo che parafrasa Céline.

Questo “viaggio al termine della vita” è al contrario l’inizio di un’altra battaglia ideale. Walter nel suo diario così pieno di affetto (per la moglie, la figlia, le sorelle, la madre, gli amici, i maestri, i compagni veri), dimostra di conoscere bene una precisa tonalità di rosso. E a quella continua a essere ostinatamente fedele.